I prodotti dei terremotati sono già sulle tavole di chi ha bisogno…

Dalla Comunità Papa Giovanni XXIII riceviamo la relazione finale di come sono stati distribuiti i beni da noi donati a tutte le realtà della Papa Giovanni, nella zona che va dai confini più a nord della Romagna fino tutta la parte centro-settentrionale delle Marche. Nel documento si racconta che cosa ha significato per le Comunità ricevere il nostro gesto di solidarietà. I nomi delle persone citate nel testo sono nomi di fantasia, per rispettare la loro privacy e la loro dignità, ma tutto il resto è invece assolutamente vero. Nelle tabelle il dettaglio delle realtà di accoglienza a cui sono andati tutti i beni donati e quanto, ciascuna casa e casa famiglia, ha ricevuto. (Progetto di Natale 2016 http://www.delconca.com/natale2016/mail_it.html)

 

IL GRUPPO DEL CONCA PER LA COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII

Lo scorso Natale è avvenuto un miracolo di solidarietà, che ha coinvolto molte persone, gli attori di questa storia, che possono sembrare distanti tra di loro, ma che si sono idealmente trovati a festeggiare alla stessa tavola.

Prima di tutto, chi ha deciso di impiegare in un modo speciale le risorse dedicate alle strenne e chi ha rinunciato al proprio regalo di Natale a favore di chi si trova nel bisogno: tutti voi del Gruppo Del Conca.

Quindi, i piccoli contadini e allevatori del territorio maceratese, colpiti dai violenti terremoti che stanno tormentando l’Italia centrale. Il ben di Dio che avevano da offrire e che, accuratamente confezionato, giaceva nei magazzini e nelle celle frigorifere, ha potuto essere messo in circolo, aiutandoli a risollevarsi partendo proprio da ciò che sanno fare meglio.

E in ultimo, chi ha ricevuto l’incredibile donazione di cibo, giusto in tempo per essere
uno straordinario regalo di Natale. Quasi 5 tonnellate di pasta, formaggi, cereali e salumi, impacchettate in più di 200 colli, sono state spedite alla sede centrale di Rimini della Comunità Papa Giovanni XXIII e poi suddivise tra le molte realtà presenti nelle zone limitrofe, nelle Marche e in Emilia Romagna.
In totale sono circa 800 le persone che potranno mangiare ogni giorno grazie a questo gesto. Persone che vivono nelle realtà di accoglienza della Papa Giovanni in quei territori: in totale si tratta di una cinquantina di case famiglia e una decina di famiglie aperte, 15 case di accoglienza,
8 comunità terapeutiche, 2 Capanne di Betlemme per persone senza dimora ed il Villaggio della Gioia, che ospita 3 case famiglia e 6 nuclei famigliari in difficoltà.

In tutte le sue realtà di accoglienza, i membri e i volontari della Papa Giovanni hanno scelto di mettersi al servizio dei poveri e degli esclusi: mamme e papà allargano la propria famiglia, giovani e meno giovani spendono le proprie giornate con chi viene messo da parte e talvolta ignorato dalla società. Aprono la porta di casa e quella del cuore, pronti ad accogliere chiunque, chi si presenta sull’uscio e ha bisogno di tutto il nostro impegno – il nostro e il vostro.

Alcuni vengono da lontano e hanno fatto un viaggio lunghissimo per arrivare dove sono. Gift ha lasciato il Ghana per attraversare il deserto e poi il mare, è sbarcato in Italia e si è sentito perso, con i suoi 16 anni e una felpa con il cappuccio come unica difesa contro tutto e tutti. Ora vive in una casa di accoglienza per rifugiati e non vuole coprirsi la testa, nemmeno quando fa freddo, perché, dice, non ne ha più bisogno. Katrina invece non ha mai raccontato la sua storia a nessuno, ma gliela si può leggere negli occhi mentre si accarezza il pancione e rivolge una muta preghiera al Signore per averla tirata via da quell’incrocio di strade dove passava le notti – adesso, nella casa di pronta accoglienza che ha aperto la porta per lei, sa che potrà diventare madre e occuparsi della sua bambina.

Alcuni erano i nostri vicini, che ora non hanno una casa perché per scelta o per disgrazia vivono
in strada, e ora sono accolti nelle Capanne di Betlemme, realtà pensate per i senza fissa dimora. Come Giulio, che non aveva più nemmeno un nome, che ha ricostruito la propria identità e riconquistato un posto nella società, grazie alla forza di volontà e alla fiducia di chi ha creduto in lui. Altri, ciascuno per una ragione diversa, si sono lasciati incantare dalle false promesse dell’alcool

e della droga. Come Erika, grandi occhi verdi in un viso da bambina, da poco in una comunità terapeutica: dice che ci sono giorni in cui le sembra di impazzire, ma poi si rifugia tra i vapori della cucina e scarica la tensione tritando cipolle e carote per il ragù.
Altri ancora non lo sanno da dove vengono, e nemmeno se lo chiedono, perché hanno trovato una mamma e un papà che li amano incondizionatamente, come si fa solo con i figli. Non se lo chiede Filippo, che è stato adottato appena nato, subito dopo essere stato abbandonato in ospedale da una madre che non ha avuto la forza, o forse la possibilità, di prendersi cura della sua sindrome di down. E da pochi giorni prima di Natale Filippo ha un fratellino, Paolo, che ha sempre vissuto in istituto, non si muove, non vede e non sente, ma ha già capito che qualcosa è cambiato e che vive in un posto tutto nuovo.

Sono proprio Gift, Katrina, Giulio, Erika, Filippo e Paolo, insieme alle mamme e ai papà, ai giovani e ai meno giovani che vivono con loro nelle realtà di accoglienza della Papa Giovanni XXIII, ad aver ricevuto quelle quasi 5 tonnellate di ben di Dio. E sono loro, insieme alle storie che si portano dietro, a dare vita alla realtà di APG23, unica, sfaccettata e per questo così difficile da definire.
Una grande famiglia in cui chi viene accolto e amato si sente protagonista. Giovani, uomini e donne sposati, consacrati laici, sacerdoti, scelgono di condividere la vita con i più poveri: per non lasciare più soffrire nessuno in solitudine, per mettere la spalla sotto la croce del fratello e portarla insieme, portando avanti il grande progetto di solidarietà di don Oreste Benzi: essere famiglia con chi non ce l’ha.

Voi avete contribuito a nutrire questo sogno, e non solo letteralmente.
Gift, Katrina, Giulio, Erika, Filippo e Paolo hanno ricevuto il più ricco regalo di sempre: un augurio di speranza per un futuro migliore, da costruire insieme.

LA COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII

La Comunità Papa Giovanni XXIII è un’associazione internazionale di fedeli di diritto pontificio fondata nel 1968 da don Oreste Benzi, che si impegna, concretamente e con continuità, per contrastare l’emarginazione e la povertà. Dall’apertura della prima casa famiglia, nel 1973, la Comunità ha dato vita a molteplici realtà di accoglienza, in cui i suoi membri vivono con le persone accolte 24 ore su 24, 7 giorni su 7, per tutta la vita. È la condivisione diretta con gli emarginati, i rifiutati, i disprezzati che obbliga a non chiudere gli occhi sulle ingiustizie e, una volta intrapresa, affascina e conquista fino a diventare una scelta convinta.

Oggi la Comunità aiuta e sostiene in vario modo circa 40 mila persone in Italia e in 38 Paesi nel mondo, grazie a più di 500 realtà di accoglienza e condivisione tra case famiglia, mense per i poveri, centri di accoglienza, comunità terapeutiche, Capanne di Betlemme per i senzatetto, famiglie aperte e case di preghiera.

Dal 2006 siede alle Nazioni Unite come membro consultivo dell’Ecosoc (Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite), facendosi portavoce degli ultimi del mondo laddove i leader internazionali prendono le decisioni sulle sorti dell’umanità.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]